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.: Decreto Romani e taglio incentivi alle energie
rinnovabili |
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Incentivi, da giugno si cambia via libera
al decreto Romani
RECANTE ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL
CONSIGLIO DEL 23 APRILE 2009 SULLA PROMOZIONE DELL’USO DELL’ENERGIA DA FONTI
RINNOVABILI
03/03/2011
Il testo varato da Palazzo Chigi cancella il
tetto degli 8 mila MW di fotovoltaico precedentemente paventato.
Il conto energia andrà rivisto tra due mesi.
L'opposizione insorge: "Con incertezza il settore rischia uno stop
pesantissimo"

Gli incentivi per l'energia fotovoltaica previsti meno di un anno fa con
il terzo conto energia varato dal governo saranno rivisti (al ribasso) dal
prossimo giugno. E' questo il punto centrale del decreto sulle energie
rinnovabili licenziato questa mattina da Palazzo Chigi.
Un testo che eliminando l'introduzione di un tetto di 8 mila MW per
l'incentivazione dell'energia del sole, il punto più contestato dalla
vastissima mobilitazione di associazioni e categorie dei giorni scorsi,
salva quindi le apparenze di un ripensamento da parte del ministro dello
Sviluppo economico Paolo Romani, ma di fatto rappresenta una pesantissima
minaccia al futuro delle rinnovabili.
Il provvedimento uscito oggi dal consiglio dei ministri, che in teoria
dovrebbe indicare al Paese come perseguire l'obiettivo obbligatorio del 17%
di energia prodotta da fonti verdi entro il 2020 fissato dall'Ue, prevede il
varo a giugno di un nuovo decreto con l'adeguamento delle tariffe
incentivanti da parte del ministero dello Sviluppo di concerto con quello
dell'Ambiente, fissando (e questo è uno dei punti più critici) tetti annuali
alla potenza incentivabile. Chi in queste ore si è battuto per un cambio di
rotta è convinto tra l'altro che i rapporti di forza tra i due dicasteri
continueranno ad essere squilibrati.
"Di fatto se ne occuperà Romani - denuncia il senatore del Pd Francesco
Ferrante - e delegare a lui la riforma del fotovoltaico è come affidare a
Dracula la riforma dell'associazione donatori di sangue". Il giudizio di
Ferrante sul decreto odierno è pesantissima. "Dando per scontato che quella
del tetto a 8 mila MW era una provocazione per alzare la posta, quella
proposta paradossalmente era quasi meglio visto che a giugno saremo ancora
lontani da quell'obiettivo e nel frattempo, non avendo certezze sul futuro,
si fermeranno tutti gli investimenti". Una valutazione a caldo condivisa,
qualche ora dopo, anche dal segretario Pierluigi Bersani. "La decisione del
Cdm di questa mattina sulle rinnovabili, per chi conosce la materia, è un
disastro".
Non a caso Francesca Marchini, di Assosolare, definisce il decreto "un
risultato persino peggiore di quello ventilato negli ultimi giorni" e
annuncia battaglia anche contro i possibili profili di incostituzionalità
del provvedimento per eccesso di delega. Durissimo anche il parere di
Legambiente. "La versione definitiva - dice Edoardo Zanchini - è
praticamente il peggio possibile, tutta la mobilitazione e la trattativa di
queste ore alla fine non ha portato a nulla. L'introduzione di tetti annuali
alla potenza incentivabile rende il quadro per chi deve tirare fuori i soldi
di massima incertezza, scoraggiando gli investimenti. Si rischia un
gravissimo stop del settore già nel 2011, mentre gli aspetti positivi
contenuti nel decreto non sono certo frutto dell'iniziativa del governo ma
il semplice recepimento degli obblighi imposti da Bruxelles".
Un po' meno drastico il giudizio di Ermete Realacci. "La situazione non
è ancora chiara, ma siamo di fronte ad un importante passo indietro rispetto
al colpo mortale che il governo stava per sferrare alle fonti rinnovabili.
Ora è prioritario dare subito regole certe per far proseguire positivamente
l'Italia nelle rinnovabili, un settore strategico per il futuro del nostro
paese e che va migliorato per essere più trasparente, eliminando abusi e
sprechi, con procedure semplificate e con contributi decrescenti in modo da
favorire le tecnologie più innovative e sostenere il pieno ingresso nel
mercato. E per questo chiediamo che il governo venga a riferire al più
presto in parlamento, perché nei particolari si nasconde il diavolo".
Valutazione non molto diversa quella del Verde Angelo Bonelli: "Sono
provvedimenti che stanno creando una grande incertezza a un settore che ha
prodotto in un solo anno 20mila posti di lavoro, il che è pari in termini
occupazionali a quattro Mirafiori".
Oggi altre novità sono state introdotte anche per quanto riguarda la
realizzazione di impianti su terreni agricoli. Sarà possibile infatti
produrre al massimo 1 MW di energia fotovoltaica e utilizzare per gli
impianti di produzione non più del 10% del terreno coltivabile. Una
soluzione, quest'ultima, caldeggiata dal ministro delle politiche agricole,
Giancarlo Galan, e accolta con soddisfazione dalla Confederazione italiana
degli agricoltori. Norme nate per proteggere i campi dall'invasione di
pannelli, ma che in questa formulazione secondo Ferrante rischia di
provocare uno stop generalizzato dei grandi impianti.
Per quanto riguarda l'eolico, il taglio retroattivo degli incentivi
(attraverso il meccanismo dei certificati verdi per il grande eolico) viene
fissato in un 22% anziché al 30% previsto nella versione originale. Nessuna
riduzione della tariffa incentivante per impianti minieolici fino a 200KW
che continueranno a beneficiare di 30 centesimi di euro a KW/h prodotto,
tuttavia genera perplessità la definizione "piccola dimensione" contenuta
nell'Art.26 in cui è stabilito che per tutti gli impianti di piccola
dimensione, realizzati in data successiva al 31 dicembre 2011, il periodo di
diritto all’incentivo non può essere superiore a dieci anni e decorre dalla
data di conclusione dell’intervento.
Per il fotovoltaico, un'altra novità riguarderà i moduli che dovranno
essere garantiti almeno 10 anni per accedere agli incentivi.
Il decreto è poi condito con una serie di misure apparentemente a
sostegno della diffusione delle rinnovabili, ma che visti i comportamenti
tenuti sin qui dal governo appaiono decisamente velletari e "cosmetici". E'
il caso dell'articolo in cui si stabilisce che "i progetti di edifici di
nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici
esistenti prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei
consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento". In realtà
Berlusconi e Tremonti bloccano e rinviano da tempo tanto l'entrata in vigore
dei nuovi regolamenti edilizi quanto il varo della certificazione energetica
degli edifici ai fini della compravendita.
"E' un decreto pessimo - conclude Ferranti - che disattende tutto il
lavoro positivo fatto nei mesi scorsi nelle commissioni parlamentari ed è
frutto del pressapochismo del ministro Romani, della sua avversità alle
rinnovabili e dell'azione delle lobby come l'Enel che portano a casa una
valanga di fondi per il rifacimento dei vecchi impianti idroelettrici".
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